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cose di un chitarrista della Val Germanasca e della sua etichetta emancipata che rispondeva al nome di Lady Lovely
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martedì 18 marzo 2014
venerdì 14 marzo 2014
Discrepanze tecnologiche
"L’uomo è andato sulla Luna prima ancora che a qualcuno venisse in mente la semplicissima idea di mettere le rotelle alle valige.
Incredibile, no?"
Io non sono un fan degli oroscopi.
Fondamentalmente non me ne frega una mazza.
Ma questa l'ho rubata a Rob Brezsny sull'Internazionale di questa settimana.
La trovo bellissima.
A me non me ne frega una mazza, ma se vi interessa saperlo, si riferisce al segno del cancro.
E comunque no, non è il mio segno.
Incredibile, no?"
Io non sono un fan degli oroscopi.
Fondamentalmente non me ne frega una mazza.
Ma questa l'ho rubata a Rob Brezsny sull'Internazionale di questa settimana.
La trovo bellissima.
A me non me ne frega una mazza, ma se vi interessa saperlo, si riferisce al segno del cancro.
E comunque no, non è il mio segno.
martedì 19 novembre 2013
La malinconia dell'editing
Fare editing sulle cose scritte, è come farlo su quelle registrate.
Fa male al cuore, tagliare delle parti venute bene.
Ma ogni tanto devi tagliare una buona battuta per dare aria a quella prima o a quella dopo.
Non importa quanto sia buona, devi tagliarla via per forza.
O come quando si fa un mix, che devi metterti lì e rimpicciolire tutto, fare i suoni sempre più piccoli e sempre più bucati, sempre più brutti, perché da belli prendono troppo spazio nello spettro.
Fa male al cuore, tagliare delle parti venute bene.
Ma ogni tanto devi tagliare una buona battuta per dare aria a quella prima o a quella dopo.
Non importa quanto sia buona, devi tagliarla via per forza.
O come quando si fa un mix, che devi metterti lì e rimpicciolire tutto, fare i suoni sempre più piccoli e sempre più bucati, sempre più brutti, perché da belli prendono troppo spazio nello spettro.
domenica 3 febbraio 2013
Le belle parole e le parole belle: soddispaffi o rimbalzati
Stavo scrivendo una mail importante ad Audioglobe, che sarebbe poi il nostro distributore, per dargli un link a cui sentire i mix del nostro artista americano Galapaghost, ho scritto Sono molto soddisfatto.
Poi il mio occhio si è accorto che avevo messo una P da qualche parte nella parola Soddisfatto, e il mio cervello gli ha risposto Hai ragione, non c'è nessuna P nella parola Soddisfatto.
Così le mie mani hanno cancellato una P e l'hanno sostituita con una F.
Poi il mio occhio si è accorto che c'erano tre F tutte di seguito o quasi, e il mio cervello gli ha risposto Hai ragione, non ci sono tre F tutte di seguito o quasi, nella parola Soddisfatto.
Allora le mie mani hanno cancellato le due F di troppo e le hanno sostituite con due T.
A quel punto in effetti c'era scritto Soddisfatto, e il mio occhio era contento.
Però il mio cervello ha pensato Aspetta un po', ma che razza di parola avevi scritto? così le mie mani hanno fatto Mela Z, poi ancora Mela Zeta, il mio occhio ha guardato, c'era scritta la parola Soddispaffo.
Soddispaffo, così c'era scritto.
Allora mi sono detto Soddispaffo è una parola bellissima, non si la si può certo cancellare così come se niente fosse, sarebbe un peccato, uno spreco di parole belle. Che non ti vengono mica tutti i giorni le parole belle, bisognerebbe imparare ad approfittarne.
Allora alla fine l'ho poi lasciata così com'era, ho scritto questa mail importante ad Audioglobe, che sarebbe poi il nostro distributore, per dargli un link a cui sentire i mix del nostro artista americano Galapaghost, ho scritto Sono molto soddispaffo.
E niente, l'ho inviata.
Adesso, in questo momento, il mio pensiero non è tanto Chissà se al mio distributore gli piaceranno i mix del nostro artista americano Galapaghost.
Piuttosto, in questo momento, il mio pensiero è Chissà se al mio distributore gli piacerà la parola Soddispaffo.
Poi il mio occhio si è accorto che avevo messo una P da qualche parte nella parola Soddisfatto, e il mio cervello gli ha risposto Hai ragione, non c'è nessuna P nella parola Soddisfatto.
Così le mie mani hanno cancellato una P e l'hanno sostituita con una F.
Poi il mio occhio si è accorto che c'erano tre F tutte di seguito o quasi, e il mio cervello gli ha risposto Hai ragione, non ci sono tre F tutte di seguito o quasi, nella parola Soddisfatto.
Allora le mie mani hanno cancellato le due F di troppo e le hanno sostituite con due T.
A quel punto in effetti c'era scritto Soddisfatto, e il mio occhio era contento.
Però il mio cervello ha pensato Aspetta un po', ma che razza di parola avevi scritto? così le mie mani hanno fatto Mela Z, poi ancora Mela Zeta, il mio occhio ha guardato, c'era scritta la parola Soddispaffo.
Soddispaffo, così c'era scritto.
Allora mi sono detto Soddispaffo è una parola bellissima, non si la si può certo cancellare così come se niente fosse, sarebbe un peccato, uno spreco di parole belle. Che non ti vengono mica tutti i giorni le parole belle, bisognerebbe imparare ad approfittarne.
Allora alla fine l'ho poi lasciata così com'era, ho scritto questa mail importante ad Audioglobe, che sarebbe poi il nostro distributore, per dargli un link a cui sentire i mix del nostro artista americano Galapaghost, ho scritto Sono molto soddispaffo.
E niente, l'ho inviata.
Adesso, in questo momento, il mio pensiero non è tanto Chissà se al mio distributore gli piaceranno i mix del nostro artista americano Galapaghost.
Piuttosto, in questo momento, il mio pensiero è Chissà se al mio distributore gli piacerà la parola Soddispaffo.
sabato 22 dicembre 2012
Galapaghost: Small Pockets, Big Thanks
Grazie a tutti quelli che ci hanno supportato in questa avventura durata poco più di un mese, il secondo album di Galapaghost vedrà la luce.
Si intitolerà "Dandelion", e non avrà nulla a che vedere con il brano che potete ascoltare e scaricare qua sotto.
Però nel brano che potete ascoltare e scaricare qua sotto c'è il vostro nome.
Sempre che ci abbiate ci supportato in questa avventura durata poco più di un mese.
Insomma, cliccate.
Trovate il vostro nome e lasciate un messaggio sulla timeline.
Se non trovate il vostro nome, allora significa che non ci avete supportato in questa avventura durata poco più di un mese, ma poco male, potete comunque lasciare un messaggio sulla timeline del brano che potete ascoltare e scaricare qua sotto.
Brano che non ha nulla a che vedere con il secondo album di Galapaghost che si intitolerà "Dandelion" e che vedrà la luce grazie a tutti quelli che ci hanno supportato in questa avventura durata poco più di un mese.
Si intitolerà "Dandelion", e non avrà nulla a che vedere con il brano che potete ascoltare e scaricare qua sotto.
Però nel brano che potete ascoltare e scaricare qua sotto c'è il vostro nome.
Sempre che ci abbiate ci supportato in questa avventura durata poco più di un mese.
Insomma, cliccate.
Trovate il vostro nome e lasciate un messaggio sulla timeline.
Se non trovate il vostro nome, allora significa che non ci avete supportato in questa avventura durata poco più di un mese, ma poco male, potete comunque lasciare un messaggio sulla timeline del brano che potete ascoltare e scaricare qua sotto.
Brano che non ha nulla a che vedere con il secondo album di Galapaghost che si intitolerà "Dandelion" e che vedrà la luce grazie a tutti quelli che ci hanno supportato in questa avventura durata poco più di un mese.
mercoledì 21 novembre 2012
Gramellini e la televisione (secondo me)
Gramellini, a me piace tantissimo come scrive e le cose che scrive.
Scrive delle cose che sono bellissime, e io sono quasi sempre d'accordo su tutto, e mi sembrano quasi sempre tutte giuste e sacrosante, le cose che scrive Gramellini.
E le scrive in un modo che sono sempre piacevoli, pungenti ma pacate, anche. E non è uno di quelli che scrive delle cose belle ma con dei toni che non li puoi neppure leggere, no, lui è uno di quelli che scrive delle cose belle con dei toni piacevoli, e non sono mica molti.
Poi l'altro giorno l'ho visto in televisione, che io non ce l'ho neppure, la televisione, l'ho visto su YouTube, ci sono rimasto male.
Era una trasmissione, non so quale, a un certo punto arriva uno, quando entra Ecco Gramellini, dicono, io ho pensato Sarà mica quel Gramellini lì che piace a me? poi ha cominciato a leggere delle cose, ho capito che in effetti era quel Gramellini lì che piace a me.
Dopo, man mano che leggeva, ho capito che non era un ospite speciale, ma che è una cosa che fa spesso, di andare a leggere le sue cose in televisione, in quella trasmissione lì.
E niente, io la sensazione che ho avuto, è che lì facesse un po' lo smargiasso, come dire Tanto lo so, che dico delle cose belle con dei toni piacevoli.
Poi ho avuto anche la sensazione che dicono sempre tutti Meglio la radio, Meglio i libri, Meglio le riviste, Meglio i giornali, della televisione invece ne parlano sempre tutti male, che poi a me non me ne dovrebbe fregare proprio niente che io non ce l'ho neppure, la televisione, insomma della televisione invece ne parlano sempre tutti male, poi alla fine gira e rigira ci vanno tutti, in televisione.
Non che mi ricordi un articolo di Gramellini contro la televisione, ma era per dire, ecco, ci siamo capiti.
Non che mi ricordi un articolo di Gramellini contro la televisione, ma era per dire, ecco, ci siamo capiti.
Quella volta lì aveva anche detto delle cose belle, e le aveva anche dette bene, ma a me, già il fatto stesso che uno arrivi in televisione col passo sicuro e la parlata spavalda, a me mi viene già voglia di cambiare canale, che io non ce l'ho neppure, la televisione, ma se avessi la televisione, vedere uno col passo sicuro e la parlata spavalda, cambierei canale.
Io vedere Gramellini in televisione, mi sono sentito un po' come quando uno è affezionato a un libro che ha letto da giovane, che si era immaginato tutti i personaggi, tutti i luoghi, tutti gli oggetti, poi vede il film tratto dal libro, e non solo il film lo trova brutto e poco poetico, ma da quel momento lì, le immagini che aveva del libro cessano di esistere, sopraffatte dalle immagini del film, che prendono inevitabilmente il posto di quelle effimere e mutevoli della fantasia, e il libro non sarà mai più la stessa cosa.
Ecco, prima per me Gramellini era una persona eccezionale, misteriosa, nella sua classe, nella sua integrità, nella sua acutezza, Chissà che tipo sarà questo Gramellini, mi chiedevo, ne avevo una immagine molto poetica e tutta mia. Adesso invece, non so se riesco a spiegarmi, adesso è come se avessi visto il film di Gramellini, e il libro di Gramellini, adesso che ho visto il film di Gramellini, è come se il libro di Gramellini non fosse più la stessa cosa.
Io vedere Gramellini in televisione, mi sono sentito un po' come quando uno è affezionato a un libro che ha letto da giovane, che si era immaginato tutti i personaggi, tutti i luoghi, tutti gli oggetti, poi vede il film tratto dal libro, e non solo il film lo trova brutto e poco poetico, ma da quel momento lì, le immagini che aveva del libro cessano di esistere, sopraffatte dalle immagini del film, che prendono inevitabilmente il posto di quelle effimere e mutevoli della fantasia, e il libro non sarà mai più la stessa cosa.
Ecco, prima per me Gramellini era una persona eccezionale, misteriosa, nella sua classe, nella sua integrità, nella sua acutezza, Chissà che tipo sarà questo Gramellini, mi chiedevo, ne avevo una immagine molto poetica e tutta mia. Adesso invece, non so se riesco a spiegarmi, adesso è come se avessi visto il film di Gramellini, e il libro di Gramellini, adesso che ho visto il film di Gramellini, è come se il libro di Gramellini non fosse più la stessa cosa.
E allora niente, poi mi è venuto da pensare che Gramellini scrive bene e scrive delle cose belle, invece in televisione mi è stato un po' antipatico, e io quando ho scoperto che lui, Gramellini, fa delle apparizioni in televisione, io ci sono rimasto male, un po' come se mi avesse tradito.
Un po' come se mi avesse tradito e non me lo avesse neppure detto, che lo sapevano tutti tranne me, che Gramellini andava in televisione.
venerdì 26 ottobre 2012
Il partigiano John, come lo intendo io
Allora, dico la mia a costo di passare per vecchio bigotto.
Non lo so mica, se mi ha fatto ridere questa versione commercial-gastronomica del Partigiano John scovata in rete. Fare una versione demenziale di una canzone è diritto di ogni musicista, ed esserne l'oggetto, è anche un po' riconoscimento di notorietà.
Nulla da dire quindi sul concetto, anzi, tante grazie.
Di fatto però, con tutti i testi firmati da Caudullo/Bonino/Casacci/Catania in trent'anni di carriera, a mio modesto parere, Il Partigiano John potevano lasciarlo lì dov'era, che non dava fastidio a nessuno.
Anzi no, potevano lasciarlo lì dov'era proprio perché forse dava ancora fastidio a qualcuno.
Anzi no, potevano lasciarlo lì dov'era proprio perché forse dava ancora fastidio a qualcuno.
Poi uno dice Dove siamo andati a finire? ecco appunto, Dove siamo andati a finire?
"La situazione è tragica ma bisogna trovare il modo, anche comico, per andare avanti" è stato il commento di qualcuno a questo video postato su Facebook.
Ecco, appunto. Ma è anche per questo continuo togliere valore alle cose, che la situazione è tragica, anzi grottesca.
Non ho nulla contro le versioni strampalate dei brani, non è questo il punto. E non è neppure che io non sappia stare al gioco. Il punto è la situazione che stiamo vivendo e il significato delle cose che ci stanno attorno. Quelle poche che un significato forse ancora ce l'hanno.
Un gruppo delle nostre valli che fa una versione comica di una canzone del più noto gruppo delle nostre valli mi sembra un'idea azzeccata, un gruppo delle nostre valli che fa una versione comica di un testo che parla di un argomento ben preciso delle nostre valli, mi sembra un'idea decisamente meno azzeccata.
Non ho nulla contro le versioni strampalate dei brani, non è questo il punto. E non è neppure che io non sappia stare al gioco. Il punto è la situazione che stiamo vivendo e il significato delle cose che ci stanno attorno. Quelle poche che un significato forse ancora ce l'hanno.
Un gruppo delle nostre valli che fa una versione comica di una canzone del più noto gruppo delle nostre valli mi sembra un'idea azzeccata, un gruppo delle nostre valli che fa una versione comica di un testo che parla di un argomento ben preciso delle nostre valli, mi sembra un'idea decisamente meno azzeccata.
Se c'era un momento dello spettacolo in cui fino al mio ultimo concerto con gli Africa Unite, un solo momento in cui fossi ancora capace di emozionarmi e di avere la pelle d'oca ogni volta, se c'era un solo momento in cui io avessi un motivo vero per stare su quel palco con gli altri, questo momento era Il Partigiano John, comprese le parole che Madaski si prendeva la briga di dire prima di suonarla, a ogni concerto, sera dopo sera, da diciotto anni a questa parte.
Per questo sono stato, e sarò sempre, un Africa Unite.
Mi viene in mente quel'articolo di Paolo Nori della settimana scorsa, che diceva che la canzone Bandiera rossa, non dovrebbe finire con la strofa «Evviva il PD e la libertà», dovrebbe finire con la strofa «Evviva il comunismo, e la libertà».
Per questo sono stato, e sarò sempre, un Africa Unite.
Mi viene in mente quel'articolo di Paolo Nori della settimana scorsa, che diceva che la canzone Bandiera rossa, non dovrebbe finire con la strofa «Evviva il PD e la libertà», dovrebbe finire con la strofa «Evviva il comunismo, e la libertà».
Ecco per me, con le dovute proporzioni, per me Il Partigiano John non dovrebbe finire con la strofa "La focaccia, sulla focaccia", dovrebbe finire con la strofa "Dritto in faccia, sì, dritto in faccia".
Perché per me, come diceva Nanni Moretti a proposito dell'abbraccio, io lo dico a proposito della parola, per me la parola ha un significato ancora ben preciso.
Vale anche per te.
Perché per me, come diceva Nanni Moretti a proposito dell'abbraccio, io lo dico a proposito della parola, per me la parola ha un significato ancora ben preciso.
Vale anche per te.
Ora forza, datemi del vecchio bigotto, porgerò l'altro guanciale.
lunedì 24 settembre 2012
Beh, è un bellissimo localino, Bob!
Diciamo le cose come stanno.
Sono tornato a Bruxelles da poche ore, sono passato a fare quattro parole con Bob al suo ristorante, e ora sono a lavorare col portatile in un bar vicino a casa, perché questo bar ha il wi-fi (ui-fi, come pronunciano loro). Man mano che arrivano i gestori, salutano tutti, vengono da me al mio tavolino mi danno la mano, mi chiedono come va.
Pomaretto, Pinerolo, Torino, sono 36 anni che vado negli stessi posti, se tolgo gli amici, tipo che ne so, Tintu dell'Italia o Tati dei Murazzi, gli altri gestori dopo 36 anni ancora mi guardano come un marziano, e quando ho fortuna, se c'è il sole e tutto il resto, ogni tanto sai cosa mi dicono?
Ciau.
Così mi dicono, quando mi va di lusso. Ciau.
Posti che magari uno ci va anche tutti i giorni da una vita.
Qua in questo bar arrivano i gestori, che sono tre o quattro gestori che servono anche e fanno tutto, arrivano baciano tutti. Baciano tutti i clienti. A me, che non si fidano ancora molto, e neppure io, ci diamo la mano, ci chiediamo come va, cosa abbiamo fatto di bello ieri, ci diamo delle pacche sulle spalle.
Che se uno va in un posto, ci passa del tempo, vive comunque dei momenti insieme ad altri, in un contesto ben preciso. Ci sono delle sedie, dei tavoli, dei muri, delle musiche, delle cose da bere, ci sono delle persone, dei discorsi. E uno il suo posto un po' se lo sceglie. Insomma uno ha anche l'impressione di essere un po' parte del bar, della piazza, della città. Del Belgio. Uno alla fine dopo pochi mesi si sente anche un po' belga.
Pomaretto, Pinerolo, Torino, Ciau mi dicono. Quando va di lusso.
Che se uno va in un posto, ci passa del tempo, vive comunque dei momenti insieme ad altri, in un contesto ben preciso. Ci sono delle sedie, dei tavoli, dei muri, delle musiche, delle cose da bere, ci sono delle persone, dei discorsi. E uno il suo posto un po' se lo sceglie. Insomma uno ha anche l'impressione di essere un po' parte del bar, della piazza, della città. Del Belgio. Uno alla fine dopo pochi mesi si sente anche un po' belga.
Pomaretto, Pinerolo, Torino, Ciau mi dicono. Quando va di lusso.
C'ho questa sensazione qui in Italia delle volte, quando entro in un posto, metti anche magari che ci entro per la ventesima volta in un mese, c'ho questa sensazione qui io entro in un posto mi sembra di essere un portafoglio, anziché una persona.
Due settimane fa a Pinerolo c'era la festa dell'artigianato, che a Pinerolo è la festa più importante dell'anno, c'era gente ovunque, non ci si muoveva, poi quella sera lì suonavano anche gli Africa Unite gratis in piazza, ho suonato qualche pezzo come ai vecchi tempi, poi dopo il concerto siamo andati in una birreria, Due piccole, abbiamo chiesto io e Andrea Pollone.
Ecco, quella volta lì ad esempio, non solo mi è sembrato di essere un portafoglio, mi è sembrato pure di rompere i coglioni.
Ecco, quella volta lì ad esempio, non solo mi è sembrato di essere un portafoglio, mi è sembrato pure di rompere i coglioni.
Un portafoglio, ma che però rompe pure i coglioni.
Adesso sono qua a Bruxelles, in un locale che conosco appena, io non mi sono mai sentito né un portafoglio, né un rompicoglioni.
Ecco volevo dire solo questo.
venerdì 14 settembre 2012
Tutti i miei sbagli
Delle volte mi viene da pensare che alcuni degli sbagli più grossi della mia vita io ho fatto bene a farli, e che se potessi tornare indietro, sbaglierei ancora, e sbaglierei ancora più convinto di prima.
E lo so che adesso qualcuno starà pensando una certa cosa, e invece non mi riferisco a quella cosa lì, mi riferisco a delle altre cose ben più lontane, e anche più sbagliate.
In mezzo agli sbagli più grossi della mia vita ce n'è uno in particolare, quello sbaglio lì a cui sto pensando adesso io, è stato davvero uno sbaglio eclatante, ho proprio sbagliato in pieno, con quello sbaglio lì. Eppure a ripensarci, in quello sbaglio mi ci ritrovo.
Che delle volte basta una parola, un colore, un oggetto, mi viene da pensare che quello sbaglio lì mi è costato molto caro, eppure non avrei davvero potuto fare diversamente.
Quella volta lì sbagliare, era proprio nel mio dna, non avrei potuto fare altro.
Insomma è stato uno sbaglio necessario.
Uno sbaglione, ma necessario.
E lo so che adesso qualcuno starà pensando una certa cosa, e invece non mi riferisco a quella cosa lì, mi riferisco a delle altre cose ben più lontane, e anche più sbagliate.
In mezzo agli sbagli più grossi della mia vita ce n'è uno in particolare, quello sbaglio lì a cui sto pensando adesso io, è stato davvero uno sbaglio eclatante, ho proprio sbagliato in pieno, con quello sbaglio lì. Eppure a ripensarci, in quello sbaglio mi ci ritrovo.
Che delle volte basta una parola, un colore, un oggetto, mi viene da pensare che quello sbaglio lì mi è costato molto caro, eppure non avrei davvero potuto fare diversamente.
Quella volta lì sbagliare, era proprio nel mio dna, non avrei potuto fare altro.
Insomma è stato uno sbaglio necessario.
Uno sbaglione, ma necessario.
mercoledì 27 giugno 2012
La distinzione tra arte e patate
Questo post è difficilissimo da scrivere.
Uno perché non voglio attirarmi delle antipatie, due perché ho una fretta dell'ostia, e non è che posso stare a pensarci due ore oggi, a come scrivere questa cosa senza attirarmi delle antipatie.
Forse sapete, e se non lo sapete ve lo dico io adesso, che io sono italiano ma da qualche mese ormai abito in Belgio.
E forse sapete anche, e se non lo sapete ve lo dico io adesso pure questo, che io più o meno faccio delle cose che di solito fanno gli artisti. Non che io sia un artista, quelli sono degli esseri spregevoli, inconcludenti, disorganizzati, senza un euro in tasca, buoni a nulla perditempo, mangiapane a tradimento, no no, mica sono un artista, però insomma faccio delle cose da artista, suono, pubblico dei dischi, scrivo, c'è stato addirittura un tempo in cui dipingevo, mi occupo di cose così insomma, cose che in buona sostanza non servono a un cazzo.
Ecco, a me viene da pensare I colleghi della mia fidanzata, che abita in Belgio pure lei e quindi i suoi colleghi sono dei belgi, e non sono degli artisti, o meglio lo sono in un certo senso ma non fanno delle cose da artisti, insomma non sono degli esseri spregevoli, inconcludenti, disorganizzati, senza un euro in tasca, buoni a nulla perditempo, mangiapane a tradimento, insomma sono degli architetti, ecco loro, i colleghi della mia fidanzata, anche se non sono dei professionisti della musica sono sempre molto interessati, E dove suoni la prossima volta? mi chiedono, E quanto prendi a lezione? mi chiedono, E dove posso trovare i tuoi dischi? mi chiedono, e mi chiedono anche delle altre cose tutte di questo tipo qua.
Sempre lo stesso pensiero, quando vedo dei colleghi dell'amico che mi ha ospitato per dei mesi, Suoni? mi chiedono, allora ti mando mio figlio a lezione, oppure Suoni? mi chiedono, allora dovresti provare ad andare al Botanique che è molto bello.
Insomma tutte delle cose così che io le trovo molto belle ma non è che mi sembrino poi così speciali, al contrario, sono tutte delle cose che a me quando me le chiedono mi sembrano delle cose normalissime.
Poi in parallelo, mando la newsletter della mia etichetta Lady Lovely, che è l'etichetta con cui pubblico dei dischi di artisti italiani e stranieri, gli unici che si sono cancellati dalla mailing list l'ultima volta, l'ho visto dagli strumenti di analisi, sono due musicisti professionisti di Torino, la città in cui ho vissuto 35 anni.
Oltre a questo, poi devo prorpio andare, oltre a questo sono iscritto a un Gruppo su Facebook dove ci sono solo degli italiani a Bruxelles, che è un gruppo in cui si possono scambiare delle informazioni utili e delle curiosità, per tutti gli italiani che ora stanno a Bruxelles, così, per vedersi un po' e darsi un po' una mano.
Ad esempio su quel gruppo lì ho postato un video di Betzy, uno degli artisti della nostra etichetta, un video con una musica bellissima registrata a Bruxelles insieme a un musicista belga, ci siamo io e Betzy che camminiamo per le vie di Bruxelles, e di Bruges, e di Parigi, e beviamo delle birre, e suoniamo, Vediamo se riconoscete questi posi, ho chiesto, che siamo un'etichetta musicale indipendente italiana, ma facciamo anche delle cose in Belgio.
Non mi ha risposto nessuno.
Nessuno vuol dire nessuno, nemmeno uno.
C'è un Mi piace solo, uno solo, l'ha messo Giacomo Lariccia, che è un musicista italiano a Bruxelles da molti anni.
Allora, visto che il video durava solo un minuto, ed era pure bello, un po' devo ammetterlo, mi sono girati i coglioni.
Poi se hai pazienza e guardi meglio su quel Gruppo su Facebook dove ci sono solo degli italiani a Bruxelles, c'è una ragazza ha scritto, premettendo che il tema era "leggero" tra virgolette, ha scritto Qual'è il vostro parere sulle patatine fritte di Place Jourdan?
Ecco.
Lo sapete, quanti commenti ha quel post?
In quindici giorni eh, mica in due anni.
Volete saperlo?
Lo sapete quanti commenti ha un post sulle patatine fritte di Place Jourdan?
Novantacinque.
Allora alla fine mi viene anche da pensare, Bruxelles o non Bruxelles, Siamo poi normali, noi italiani?
Uno perché non voglio attirarmi delle antipatie, due perché ho una fretta dell'ostia, e non è che posso stare a pensarci due ore oggi, a come scrivere questa cosa senza attirarmi delle antipatie.
Forse sapete, e se non lo sapete ve lo dico io adesso, che io sono italiano ma da qualche mese ormai abito in Belgio.
E forse sapete anche, e se non lo sapete ve lo dico io adesso pure questo, che io più o meno faccio delle cose che di solito fanno gli artisti. Non che io sia un artista, quelli sono degli esseri spregevoli, inconcludenti, disorganizzati, senza un euro in tasca, buoni a nulla perditempo, mangiapane a tradimento, no no, mica sono un artista, però insomma faccio delle cose da artista, suono, pubblico dei dischi, scrivo, c'è stato addirittura un tempo in cui dipingevo, mi occupo di cose così insomma, cose che in buona sostanza non servono a un cazzo.
Ecco, a me viene da pensare I colleghi della mia fidanzata, che abita in Belgio pure lei e quindi i suoi colleghi sono dei belgi, e non sono degli artisti, o meglio lo sono in un certo senso ma non fanno delle cose da artisti, insomma non sono degli esseri spregevoli, inconcludenti, disorganizzati, senza un euro in tasca, buoni a nulla perditempo, mangiapane a tradimento, insomma sono degli architetti, ecco loro, i colleghi della mia fidanzata, anche se non sono dei professionisti della musica sono sempre molto interessati, E dove suoni la prossima volta? mi chiedono, E quanto prendi a lezione? mi chiedono, E dove posso trovare i tuoi dischi? mi chiedono, e mi chiedono anche delle altre cose tutte di questo tipo qua.
Sempre lo stesso pensiero, quando vedo dei colleghi dell'amico che mi ha ospitato per dei mesi, Suoni? mi chiedono, allora ti mando mio figlio a lezione, oppure Suoni? mi chiedono, allora dovresti provare ad andare al Botanique che è molto bello.
Insomma tutte delle cose così che io le trovo molto belle ma non è che mi sembrino poi così speciali, al contrario, sono tutte delle cose che a me quando me le chiedono mi sembrano delle cose normalissime.
Poi in parallelo, mando la newsletter della mia etichetta Lady Lovely, che è l'etichetta con cui pubblico dei dischi di artisti italiani e stranieri, gli unici che si sono cancellati dalla mailing list l'ultima volta, l'ho visto dagli strumenti di analisi, sono due musicisti professionisti di Torino, la città in cui ho vissuto 35 anni.
Oltre a questo, poi devo prorpio andare, oltre a questo sono iscritto a un Gruppo su Facebook dove ci sono solo degli italiani a Bruxelles, che è un gruppo in cui si possono scambiare delle informazioni utili e delle curiosità, per tutti gli italiani che ora stanno a Bruxelles, così, per vedersi un po' e darsi un po' una mano.
Ad esempio su quel gruppo lì ho postato un video di Betzy, uno degli artisti della nostra etichetta, un video con una musica bellissima registrata a Bruxelles insieme a un musicista belga, ci siamo io e Betzy che camminiamo per le vie di Bruxelles, e di Bruges, e di Parigi, e beviamo delle birre, e suoniamo, Vediamo se riconoscete questi posi, ho chiesto, che siamo un'etichetta musicale indipendente italiana, ma facciamo anche delle cose in Belgio.
Non mi ha risposto nessuno.
Nessuno vuol dire nessuno, nemmeno uno.
C'è un Mi piace solo, uno solo, l'ha messo Giacomo Lariccia, che è un musicista italiano a Bruxelles da molti anni.
Allora, visto che il video durava solo un minuto, ed era pure bello, un po' devo ammetterlo, mi sono girati i coglioni.
Poi se hai pazienza e guardi meglio su quel Gruppo su Facebook dove ci sono solo degli italiani a Bruxelles, c'è una ragazza ha scritto, premettendo che il tema era "leggero" tra virgolette, ha scritto Qual'è il vostro parere sulle patatine fritte di Place Jourdan?
Ecco.
Lo sapete, quanti commenti ha quel post?
In quindici giorni eh, mica in due anni.
Volete saperlo?
Lo sapete quanti commenti ha un post sulle patatine fritte di Place Jourdan?
Novantacinque.
Allora alla fine mi viene anche da pensare, Bruxelles o non Bruxelles, Siamo poi normali, noi italiani?
lunedì 18 giugno 2012
Parlare male
A me una cosa che mi blocca nello scrivere, è il non poter parlare male delle persone con dei nomi e dei cognomi. Se potessi parlare male delle persone con dei nomi e dei cognomi avrei già riempito cento fogli, che poi non si usano più i fogli ma per dire, avrei già riempito mezzo hard disk.
Ci sono delle persone che parlare male di loro mi verrebbe benissimo e avrei un sacco di cose da dire, alcune vere, altre romanzate, altre ancora inventate di sana pianta, che poi a quel punto, parlare male per parlare male, tanto vale rincarare la dose.
Come la mia professoressa di francese del liceo che la volta che sono stato bocciato, io quando l'ho scoperto sono andato a chiederle questa cosa imbarazzantissima che non sapevo perché prima di quella volta non ero mai stato bocciato, e dopo per fortuna nemmeno, insomma sono andato a chiederle se dovevo fare i compiti delle vacanze che aveva dato alla quarta ginnasio o quelli che aveva dato alla quinta, ovvero quelli che portavano alla classe che dovevo ripetere o quelli che portavano alla classe a cui non ero stato ammesso.
E lei mi aveva risposto Catania fai pure quelli che ho dato alla quinta ginnasio, che tanto tu il francese lo sai, il tuo voto era solo un po' incerto, ma poi avevi tanta di quella roba sotto, che allora mi sono detta tanto vale dargli anche francese. Tanto vale rincarare la dose insomma.
Forse questa cosa l'avevo anche già scritta ma non sono sicuro, pazienza.
Comunque, queste persone di cui potresti parlare male saranno una o due, viene da pensare, invece no, tolto me, le persone di cui potrei parlare male sarebbero almeno una decina. Tolto me. Che anche su di me ne avrei da parlare male, guarda, potrei riempire altri cento fogli, che poi non si usano più i fogli ma per dire, avrei già riempito l'altra metà dell'hard disk.
Hard disk è una parola che usarla quando scrivo mi fa una certa impressione, mi sembra terribile. In effetti sarebbe bello scrivere delle parole appropriate in lingua italiana, ma poi ad esempio Hard disk, come vuoi che lo traduca Hard disk?
Disco fisso?
Che anche su di me ne avrei da parlare male, guarda, potrei riempire altri cento fogli, che poi non si usano più i fogli ma per dire, avrei già riempito l'altra metà del disco fisso.
Oppure Disco rigido.
Che anche su di me ne avrei da parlare male, guarda, potrei riempire altri cento fogli, che poi non si usano più i fogli ma per dire, avrei già riempito l'altra metà del disco rigido.
Hard disk è una parola terribile da scrivere, ma Disco fisso, o disco Rigido, è freddo e anacronistico, insomma fa cagare. E' una sfida, scegliere quale usare, alla fine uno sceglie il male minore.
Altra parola brutta da scrivere, ma che mi capita di scrivere spesso è Tour.
Tour è una parola non italiana, ma per questa parola che indica il girare degli artisti in diverse città e diversi paesi, noi manco abbiamo una traduzione, tanto è alta l'opinione che abbiamo in Italia del lavoro dell'artista, che quindi uno è costretto a usare l'inglese Tour, o il francese Tourné, ma lasciamo perdere. Che se uno la traduce in italiano, Hai lavorato, questi mesi? Ma si, abbiamo fatto un disco nuovo poi siamo stati in giro, adesso stiamo poi in giro fino a marzo. Sembra sempre che uno sia lì a bighellonare come quel vecchio adesivo del fricchettone visto di spalle con la chitarra a tracolla.
In realtà non volevo parlare di questo, avevo già scritto tutto un pezzo che parlava male di una persona, poi l'ho cancellato.
Anzi no, non è vero, non l'ho cancellato.
L'ho tagliato via e incollato in un'altra pagina, magari lo uso domani. Che poi non sarebbe una Pagina sarebbe un File, ma anche File, come cazzo lo traduco File?
sabato 16 giugno 2012
L'incredibile arte dell'improvvisazione linguistica e dell'arrampicamento specchistico
Raphael è un ragazzo belga che abita a Bruxelles e parla francese, l'altro giorno sono andato da lui a fare le prove per il concerto di Betzy, che è un ragazzo italiano che abita a Udine e parla italiano, perché la settimana prossima abbiamo un concerto in una città francese che si chiama Parigi e dove anche lì parlano francese.
Eravamo a casa sua, io e Raphael, abbiamo suonato tutto il pomeriggio, lui il piano elettrico io la chitarra.
A un certo punto, avevamo finito di suonare, gli dico in francese
Oui, j'ai fait le solo, mais je l'ai cravé.
Lui mi guarda strano senza dirmi nulla, mi viene il sospetto di avere detto una cagata, nel dubbio la ripeto, Je l'ai cravé.
Il n'existe pas le verbe craver? gli chiedo.
Non, mi risponde incuriosito.
Bon, j'ai fait le solo me je me suis trompé, ok?
Ah, ok, pas de souci
Poi ci siamo salutati, io ho raccattato le mie baracche e sono uscito da casa sua per tornare a casa mia.
Non faceva neppure troppo brutto ho fatto un pezzo a piedi e mi sono messo a pensare Cos'è che gli hai detto, a Raphael, Je l'ai cravé?
Ma da dove l'hai preso?
Da dove ti è uscito questo verbo, Einstein? Perchè deve esserci un motivo, per forza.
Ah ecco da dove l'hai preso, dal piemontese Cravare!
Che alle elementari e alle medie c'erano sempre più o meno queste conversazioni qua, tipo
L'hai fatto il compito di mate?
E già che l'ho fatto, ma l'ho cravato tutto.
oppure
Ma tu c'eri alla verifica di scienze?
C'ero c'ero, ma l'ho cravata in pieno.
Allora mi è venuto in mente che di fatto a Raphael gli avevo parlato in piemontese, tipo
Ma l'hai poi fatto il solo di chitarra?
E già che l'ho fatto, ma l'ho cravato tutto.
Mi sono messo a ridere, Bravo asino, mi sono detto, sei anni di liceo linguistico ecco a cosa ti sono serviti. Asino! Hai visto cosa sei? Te lo dico io, sei un asino, sei!
Chiarito questo punto fondamentale mi sono detto Ma lui, Raphael, che non è un asino, o almeno non è un asino in francese, nelle altre discipline non possiamo mica saperlo ma tanto qui ora si parla del francese e non delle altre discipline, e mi sono detto, Ma lui, dal suo punto di vista questa cosa come suonava?
Allora c'ho pensato, chissà se esiste qualcosa di simile al mio participio passato Cravé, qualcosa che sia simile come suono. Mi è venuto in mente che la parola francese più simile che io conosca al mio participio passato Cravé, è la parola Crevette, che vuol dire gamberetto.
Cravé, Crevettes.
Quindi più o meno, la mia frase doveva suonare come
Si, l'ho fatto il solo, ma l'ho gamberettato tutto
Guarda, scusa ma ho gamberato il solo.
Lascia perdere il solo, era troppo ingamberettato.
Neanche male dai. I gamberi vanno al contrario, quindi ingamberarsi, o ingamberettarsi, potrebbe voler dire finire a gambe all'aria, ecco.
Anni fa conoscevo un tipo che aveva un blog, scriveva dei post bellissimi, l'unica cosa cominciava bene, poi a metà s'ingamberava, non capivi più dove voleva andare a parare, nei suoi post.
Eravamo a casa sua, io e Raphael, abbiamo suonato tutto il pomeriggio, lui il piano elettrico io la chitarra.
A un certo punto, avevamo finito di suonare, gli dico in francese
Oui, j'ai fait le solo, mais je l'ai cravé.
Lui mi guarda strano senza dirmi nulla, mi viene il sospetto di avere detto una cagata, nel dubbio la ripeto, Je l'ai cravé.
Il n'existe pas le verbe craver? gli chiedo.
Non, mi risponde incuriosito.
Bon, j'ai fait le solo me je me suis trompé, ok?
Ah, ok, pas de souci
Poi ci siamo salutati, io ho raccattato le mie baracche e sono uscito da casa sua per tornare a casa mia.
Non faceva neppure troppo brutto ho fatto un pezzo a piedi e mi sono messo a pensare Cos'è che gli hai detto, a Raphael, Je l'ai cravé?
Ma da dove l'hai preso?
Da dove ti è uscito questo verbo, Einstein? Perchè deve esserci un motivo, per forza.
Ah ecco da dove l'hai preso, dal piemontese Cravare!
Che alle elementari e alle medie c'erano sempre più o meno queste conversazioni qua, tipo
L'hai fatto il compito di mate?
E già che l'ho fatto, ma l'ho cravato tutto.
oppure
Ma tu c'eri alla verifica di scienze?
C'ero c'ero, ma l'ho cravata in pieno.
Allora mi è venuto in mente che di fatto a Raphael gli avevo parlato in piemontese, tipo
Ma l'hai poi fatto il solo di chitarra?
E già che l'ho fatto, ma l'ho cravato tutto.
Mi sono messo a ridere, Bravo asino, mi sono detto, sei anni di liceo linguistico ecco a cosa ti sono serviti. Asino! Hai visto cosa sei? Te lo dico io, sei un asino, sei!
Chiarito questo punto fondamentale mi sono detto Ma lui, Raphael, che non è un asino, o almeno non è un asino in francese, nelle altre discipline non possiamo mica saperlo ma tanto qui ora si parla del francese e non delle altre discipline, e mi sono detto, Ma lui, dal suo punto di vista questa cosa come suonava?
Allora c'ho pensato, chissà se esiste qualcosa di simile al mio participio passato Cravé, qualcosa che sia simile come suono. Mi è venuto in mente che la parola francese più simile che io conosca al mio participio passato Cravé, è la parola Crevette, che vuol dire gamberetto.
Cravé, Crevettes.
Quindi più o meno, la mia frase doveva suonare come
Si, l'ho fatto il solo, ma l'ho gamberettato tutto
Guarda, scusa ma ho gamberato il solo.
Lascia perdere il solo, era troppo ingamberettato.
Neanche male dai. I gamberi vanno al contrario, quindi ingamberarsi, o ingamberettarsi, potrebbe voler dire finire a gambe all'aria, ecco.
Anni fa conoscevo un tipo che aveva un blog, scriveva dei post bellissimi, l'unica cosa cominciava bene, poi a metà s'ingamberava, non capivi più dove voleva andare a parare, nei suoi post.
venerdì 15 giugno 2012
Il buon blogger si vede dal mattino
Ieri parlavo con un tipo che di mestiere scrive, a un certo punto gli ho detto Anche io scrivo, ho un blog da un sacco di anni, l'unica cosa non sono costante.
Male, mi dice il tipo che di mestiere scrive, un blogger deve scrivere sempre, tutti i giorni.
Tutti i giorni? gli chiedo io, ma io a scrivere una roba sono capace di metterci tre ore, scrivere tutti i giorni diventa impegnativo, per uno che non è come te che scrive di mestiere.
Bisogna avere disciplina, mi dice il tipo che di mestiere scrive. E tu, ce l'hai la disciplina?
Io cosa? gli dico con una faccia che a ripensarci adesso poteva anche essere la faccia del babbeo.
La disciplina. Tu, ce l'hai la disciplina?
Disciplina proprio disciplina no.
Forse a ben cercare potrei avere qualcosa dei Disciplinatha, ma non ci metterei la mano sul fuoco neppure su quello.
Disciplina ognuno c'ha la sua, io ad esempio, mi dice il tipo che di mestiere scrive, il mio blog lo scrivo la mattina presto, faccio colazione con mio figlio e parliamo, che è importante parlare, poi quando lui esce per andare a scuola, io attacco subito a scrivere, al più tardi alle nove il pezzo è in rete. Ma non è per forza così che devi fare tu.
Tu ce l'hai un figlio? Mi chiede.
No.
Vedi?
Allora io questa mattina ho messo la sveglia presto, sono andato in cucina, ho preparato la colazione per me e mio figlio, che io non ce l'ho, un figlio, ma volevo vedere se questa cosa funzionava, e ho preparato la colazione per tutti e due.
Ho scaldato un po' il latte, non troppo perché poi se bolle a mio figlio il latte non gli va più bene, ho tagliato delle fette di pane, ho preso il burro e la marmellata dal frigo, ho sbucciato una mela ne ho fatto tutte delle barchette e le ho messe bene bene su un piattino, sembrava la flotta del pirata Barbanera.
Allora poi ho chiamato mio figlio, Oh, gli ho urlato, è pronto non fartelo ripetere cento volte!
Ci siamo seduti a fare colazione, io gli ho parlato di tutte le cose che avevo fatto durante la settimana, che si vede proprio che parlare fa bene. A un certo punto prende una barchetta, sceglie quella più centrale di tutte, poi mugugna qualcosa su una flotta spaziale.
Cosa hai detto? gli chiedo.
Niente, fa lui.
No, adesso mi dici cosa hai detto.
Ho detto che è la flotta spaziale.
Lo vedi che sei ignorante, gli dico, non lo vedi che che è la flotta del pirata Barbanera?
Per me era una flotta spaziale.
Ma non lo vedi che sono delle barchette? Eh? Non lo vedi che sono delle barche?
Mi ha detto di no, che infatti secondo lui non galleggiavano mica, quei pezzi di mela, mentre volare potevano volare velocissimi, e se volevo mi faceva vedere anche subito come volavano, gli ho detto che ci credevo e andava bene così.
Alle otto meno venti siamo usciti sulla strada, poco dopo è passato l'autobus, ho ficcato mio figlio sull'autobus.
Appena l'autobus è ripartito ho picchiato sul finestrino dove era seduto lui, Era il pirata Barbanera! gli ho urlato fortissimo, che anche quelli per strada mi hanno guardato come se avessi detto qualcosa di brutto.
Mentre mettevo a posto la colazione, ho ancora trovato una barchetta dietro la tazza, probabilmente un disertore, me lo sono mangiato.
Poi mi sono messo a scrivere, adesso sono le nove meno venti, sta a vedere che per le nove il pezzo è in rete.
Questa cosa della disciplina, aveva ragione il tipo che di mestiere scrive, uno per essere un blogger deve avere un figlio.
lunedì 4 giugno 2012
Il pessimo marketing dei rivoluzionari
Bruxelles.
Qualche mese fa, dopo avere accompagnato mia moglie al lavoro, mi sono imbattuto in una libreria rivoluzionaria. Chiusa.In che senso, scusa, Libreria Rivoluzionaria?
Nel senso ho poi scoperto essere gestita proprio dal collettivo Aurora del Blocco Marxista Leninista di Bruxelles.
Sono rimasto lì fuori a pensare che era bellissima, e che avrei voluto tanto portarci mio padre, oltre a portarci me stesso. Non tanto per le pubblicazioni più ortodosse, ma per tutti quei libercoli vecchi, usati e curiosi come, che ne so, L'illustrazione comunista nei paesi fiamminghi 1934-36, oppure Atti del sesto convegno comunista all'interno della fabbrica di frangipane di Skropflerstauser, 14 aprile 1949.
Questi titoli me li sono inventati, ma avete capito, insomma.
Oltre a tutti questi affascinanti libercoli c'è una selezione di pubblicazioni contemporanee rivoluzionarie, soprattutto di stampo anarchico.
Niente, quella volta la libreria era chiusa, e mi sono detto Ricordati poi solo dov'è che ci torniamo.
Infatti poi sono passato altre cento volte in quella zona a cercarla e non l'ho mai più trovata, la libreria rivoluzionaria Aurora, che il mio cervello ogni tanto non è un cervello, è il classico campo da rugby vuoto di notte con tutte le luci accese e nessuno dentro, anzi si, uno col cappotto seduto sulle scalinate che pensa a tutta la sua vita, l'altro in pantaloncini corti che fa otto giri di campo di corsa, poi fa le scale su e giù due volte, poi altri otto giri di campo, poi ancora le scale, poi si accorge del tipo col cappotto, allora sempre correndo gli si avvicina, si ferma tutto sudato col fiatone e gli fa:
- Lei non dovrebbe essere qui.
Mi ha sentito? E' chiuso. Il campo è chiuso.
Niente, quella volta la libreria era chiusa, e mi sono detto Ricordati poi solo dov'è che ci torniamo.
Infatti poi sono passato altre cento volte in quella zona a cercarla e non l'ho mai più trovata, la libreria rivoluzionaria Aurora, che il mio cervello ogni tanto non è un cervello, è il classico campo da rugby vuoto di notte con tutte le luci accese e nessuno dentro, anzi si, uno col cappotto seduto sulle scalinate che pensa a tutta la sua vita, l'altro in pantaloncini corti che fa otto giri di campo di corsa, poi fa le scale su e giù due volte, poi altri otto giri di campo, poi ancora le scale, poi si accorge del tipo col cappotto, allora sempre correndo gli si avvicina, si ferma tutto sudato col fiatone e gli fa:
- Lei non dovrebbe essere qui.
Mi ha sentito? E' chiuso. Il campo è chiuso.
Quello col cappotto alza la testa e risponde:
- Come, scusi?
- Ho detto che il campo è chiuso.
E quindi nulla, la libreria non l'avevo più ritrovata, l'ho poi ritrovata la settimana scorsa per puro caso, Sbagliavo poi solo di un isolato, ho pensato.
Ad ogni modo era aperta.
Allora entro, Buongiorno, dico, Buongiorno, mi fa il tipo seduto a una scrivania e sommerso dalle carte e dai libercoli. In francese chiaramente.
Ad ogni modo era aperta.
Allora entro, Buongiorno, dico, Buongiorno, mi fa il tipo seduto a una scrivania e sommerso dalle carte e dai libercoli. In francese chiaramente.
Lì ho una sensazione fortissima, e penso Chissà se gli rompo i coglioni.
Posso aiutarvi, mi chiede, No grazie do un'occhiata, rispondo. In francese, chiaramente.
Posso aiutarvi, mi chiede, No grazie do un'occhiata, rispondo. In francese, chiaramente.
Allora giro, guardo i titoli, ce ne sono davvero di bellissimi, libri vecchi, libri nuovi, libri usati, cartoline, foto, manifesti, manoscritti, disegni, riviste satiriche, vale tutto purché sia rivoluzionario.
Non avevo ancora preso in mano neppure un libro, perché me lo sentivo io che gli stavo rompendo i coglioni, poi vedo un libercolo malconcio, piccolino, tipo Nascondere la verità - come USA e GB hanno manovrato l'opinione pubblica contro l'URSS selezionando e pubblicando i documenti ufficiali dei servizi segreti nazisti tra il 1939 e il 1948.
Non avevo ancora preso in mano neppure un libro, perché me lo sentivo io che gli stavo rompendo i coglioni, poi vedo un libercolo malconcio, piccolino, tipo Nascondere la verità - come USA e GB hanno manovrato l'opinione pubblica contro l'URSS selezionando e pubblicando i documenti ufficiali dei servizi segreti nazisti tra il 1939 e il 1948.
Questo titolo invece non me lo sono inventato, non era proprio così ma il senso era questo.
Bellissimo, penso, lo regalo a mio padre, e comincio a sfogliarlo. In buona sostanza questo libercolo spiega di come USA e GB avessero richiesto all'URSS di firmare una pubblicazione sul materiale nazista, senza permettere però che una commissione sovietica facesse anch'essa parte del comitato scientifico. Ovvero, gli USA avrebbero scelto, selezionato, tagliato a piacimento cosa pubblicare e cosa no dei comunicati nazisti, chiedendo all'impero sovietico di mettere la firma sulla pubblicazione senza prendere parte alla sua redazione. Chiaramente i sovietici rifiutarono, chiaramente gli americani pubblicarono materiale screditante nei confronti dello stato comunista, e chiaramente quest'ultimo uscì con questa contro-inchiesta, rispolverando tutti quei documenti ufficiali nazisti che gli americani avevano insabbiato, tagliato, eluso, censurato, insomma non pubblicato.
Come ad esempio quella volta che...
Come ad esempio quella volta che...
- Ce n'est pas une bibliothèque.
- Pardon? Faccio io, che avevo capito benissimo
- Ce n'est pas une bibliotheque!!!!
- Oui, pardon, escususez-moi.
Allora poso il mio libro, Sei proprio un bigotto, penso io, e adesso ti frego.
Vado verso la vetrina, c'erano dei libri che si potevano vedere solo da fuori, poco e male, ma io uno che mi interessava l'avevo visto, anche se da dentro non si vedeva, bisognava sapere cosa chiedere, ecco.
E allora adesso ti faccio vedere che sei un cretino, che i clienti li devi sapere trattare bene, e che non è che se uno non si presenta con la parola d'ordine vuol dire che non capisce un cazzo.
Allora vado lì, lo guardo, e con indifferenza gli faccio, in francese, chiaramente:
- Mi fa vedere il libro su Durruti?
- Pardon? Mi fa lui
- Il libro su Buenaventura Durruti, me lo fa vedere o no?
E lì cambia tutto. Il libraio si alza, mi guarda con gli occhi scintillanti e immensa stima, Ma certo, glielo prendo subito, ecco a lei, è appena uscito. Mi riconosce come uno del branco, so chi era Durruti.
Che poi io di Durruti non è che sappia molto, anzi so fra il poco e il niente, ma intanto ti ho fregato, pirla, che non devi giudicare la gente dallo zainetto.
Alla fine gli dico Bello questo libro, peccato che io non abbia soldi, forse tornerò. Che era, oltretutto, l'assoluta verità.
Tutto questo per dire cosa? Anche se mi fa male, anzi mi fa malissimo, a voler bestemmiare potrei dire che in quanto a marketing, buona educazione e proselitismo, questi e molti altri dovrebbero prendere lezioni da Casa Pound.
E fatela circolare la cultura e le idee, cazzo, siamo nel 2012!
Se sbatti fuori dal negozio uno che si legge tre pagine di Nascondere la verità - come USA e GB hanno manovrato l'opinione pubblica contro l'URSS selezionando e pubblicando i documenti ufficiali dei servizi segreti nazisti tra il 1939 e il 1948, se lo sbatti fuori, allora qual'è il senso di una libreria rivoluzionaria?
Che cosa volete rivoluzionare?
Maledetti bolscevichi.
giovedì 12 gennaio 2012
Facebook: chi mi ama mi segua. Per gli altri c'è la carta igienica.
Su Facebook, come Ruggero Catania, ho 1496 amici.
Di questi, a soli 39 "Piace" Lady Lovely, l'etichetta con cui pubblico i dischi in cui suono e/o i dischi che mi garbano.
Ne deduco che le altre 1457 persone siano convinte che io faccia musica di merda, oppure non sono miei amici, tanto da non sapere neppure cosa faccio nella vita.
Fermo restando che nessuno è obbligato ad ascoltare la mia musica per essermi amico, facciamo due calcoli.
Come persona, ho 1496 amici su Facebook, di cui soltanto a 39 piace la principale attività che svolgo.
In tutto, le persone che apprezzano l'etichetta Lady Lovely su Facebook sono 681. Di cui 39, sono miei amici, che sono il 5,7%.
Girando il calcolo al contrario, di 681 persone che apprezzano Lady Lovely su Facebook, 642 persone non sono amiche mie. Mi viene da dire, spulciando velocemente, che non le conosco affatto. Parlando in percentuale, il 94,3% delle persone che segue la mia etichetta, non sa neppure chi io sia, né tantomeno posso sapere io chi siano loro.
Il che, se l'etichetta avesse 250mila fans, sarebbe anche logico. Ma ne ha soltanto 681.
Questo da un lato mi rende fiero, perché significa che la stragrande maggioranza delle persone che segue la mia etichetta, non lo fa per amicizia, ruffianeria o compassione, ma lo fa perché apprezza i gruppi che pubblichiamo e le scelte che facciamo (al plurale si, che al di là del concetto del post, nell'etichetta non ci sono solo io per fortuna).
Questo è un bene.
Però mi vene da dire, Per quale motivo uno non può mai essere profeta in patria?
Insomma, io ho 1496 amici, e a 1457 non gliene frega un beneamato cazzo di quello che faccio.
Mentre altre 642, senza conoscermi, hanno deciso di seguire l'etichetta e farsi bombardare la bacheca con aggiornamenti sulle nostre band.
Sapete quanti brani Lady Lovely sono stati scaricati gratuitamente tra il 26 e il 31 dicembre, quando abbiamo "liberalizzato" l'intero catalogo per le vacanze?
1808.
Mille-ottocento-otto brani scaricati gratuitamente in sei giorni. Fa più di 300 download al giorno.
Ne deduco ancora che proprio inutili e noiosi non siamo, e che la musica che pubblichiamo non dispiace affatto.
Evidentemente ho 1457 amici a cui questa cosa non interessa.
Ora, io non dico che tutti i miei amici debbano seguire la mia etichetta. Questo no.
Ma che su 1496, qualcuno di più di questi 39 soggetti possa apprezzare le mie pagine, anziché aumentare le visualizzazioni di "Questo pomodoro avrà più fan di Silvio Berlusconi", questo non solo lo auspico, lo pretendo.
Dopo questo sfogo, un drastico calo delle miei personali amicizie sarà molto ben accetto.
Meno amici, meno eventi da ignorare.
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martedì 13 settembre 2011
Io capisco tutto
Come scusa, non ho capito.
Se li sposto nel Cestino... no, spè.
O li sposto nella cartella iTunes Media, e allora tu li sposti nel Cestino...
Ah no.
No no no, ho capito!
Se li lascio dove sono, non so neppure dove sono, se li sposto nel Cestino, allora vuol dire che sono nella cartella iTunes Media.
Ah no, ecco!
Io li sposto nel Cestino, ma se non sono nella cartella iTunes Media, allora tu non puoi spostarli nel Cestino.
No no, ma ho capito, vè.
Però allora che cazzo mi chiedi?
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