venerdì 26 ottobre 2012

Il partigiano John, come lo intendo io

Allora, dico la mia a costo di passare per vecchio bigotto.
Non lo so mica, se mi ha fatto ridere questa versione commercial-gastronomica del Partigiano John scovata in rete. Fare una versione demenziale di una canzone è diritto di ogni musicista, ed esserne l'oggetto, è anche un po'  riconoscimento di notorietà.
Nulla da dire quindi sul concetto, anzi, tante grazie.
Di fatto però, con tutti i testi firmati da Caudullo/Bonino/Casacci/Catania in trent'anni di carriera, a mio modesto parere, Il Partigiano John potevano lasciarlo lì dov'era, che non dava fastidio a nessuno.
Anzi no, potevano lasciarlo lì dov'era proprio perché forse dava ancora fastidio a qualcuno.
Poi uno dice Dove siamo andati a finire? ecco appunto, Dove siamo andati a finire?
"La situazione è tragica ma bisogna trovare il modo, anche comico, per andare avanti" è stato il commento di qualcuno a questo video postato su Facebook.
Ecco, appunto. Ma è anche per questo continuo togliere valore alle cose, che la situazione è tragica, anzi grottesca.
Non ho nulla contro le versioni strampalate dei brani, non è questo il punto. E non è neppure che io non sappia stare al gioco. Il punto è la situazione che stiamo vivendo e il significato delle cose che ci stanno attorno. Quelle poche che un significato forse ancora ce l'hanno.
Un gruppo delle nostre valli che fa una versione comica di una canzone del più noto gruppo delle nostre valli mi sembra un'idea azzeccata, un gruppo delle nostre valli che fa una versione comica di un testo che parla di un argomento ben preciso delle nostre valli, mi sembra un'idea decisamente meno azzeccata.

Se c'era un momento dello spettacolo in cui fino al mio ultimo concerto con gli Africa Unite, un solo momento in cui fossi ancora capace di emozionarmi e di avere la pelle d'oca ogni volta, se c'era un solo momento in cui io avessi un motivo vero per stare su quel palco con gli altri, questo momento era Il Partigiano John, comprese le parole che Madaski si prendeva la briga di dire prima di suonarla, a ogni concerto, sera dopo sera, da diciotto anni a questa parte.
Per questo sono stato, e sarò sempre, un Africa Unite.

Mi viene in mente quel'articolo di Paolo Nori della settimana scorsa, che diceva che la canzone Bandiera rossa, non dovrebbe finire con la strofa «Evviva il PD e la libertà», dovrebbe finire con la strofa «Evviva il comunismo, e la libertà».
Ecco per me, con le dovute proporzioni, per me Il Partigiano John non dovrebbe finire con la strofa "La focaccia, sulla focaccia", dovrebbe finire con la strofa "Dritto in faccia, sì, dritto in faccia".
Perché per me, come diceva Nanni Moretti a proposito dell'abbraccio, io lo dico a proposito della parola, per me la parola ha un significato ancora ben preciso.
Vale anche per te.

Ora forza, datemi del vecchio bigotto, porgerò l'altro guanciale.

lunedì 8 ottobre 2012

Anatomia musicale di una foto su facebook

Qualche giorno fa mia cugina Elena ha pubblicato su facebook delle foto in cui ci sono io sul palco con i Disco Inferno, saranno passati quindici anni, da quel momento lì.
Che io non suonavo mica nei Disco Inferno, suonavo negli Africa Unite, ma eravamo tutta una ballotta, così si diceva a quei tempi nel periodo post-Neffa, una ballotta.

E niente, in queste due o tre foto c'è questa ballotta che comunque è tutta da raccontare, rivederla adesso. Il cantante con la parrucca blu, all'epoca si faceva chiamare Priscilla, ora si chiama Roby ed è il cantante dei Pellicans, gruppo di musica reggae di cui ho già prodotto il primo album, e adesso stiamo per mixare il secondo, che uscirà per l'etichetta Lady Lovely.
Rossano, il chitarrista dei Disco Inferno di quel periodo, era un amico carissimo di Balistica, che sarebbe poi diventato il chitarrista della WAH Companion.
Un'altra persona che c'è in una delle foto, quella persona leopardata con la parrucca viola, si chiama Veronica, era poi finita a fare delle cose con i Subsonica, e adesso non fa più niente, se proprio deve fare delle cose, fa solo più delle cosine piccole, come dei tour mondiali con Tricky.
Poi sempre in quelle tre foto lì, che la pagina su facebook è una sola ma le foto sono tre, in una di quelle tre foto lì, vicino a mia cugina c'è Sara, che è una mia carissima amica, che dal vivo è una patata, in quella foto lì è anche una patata, con lei eravamo molto amici, poi ci siamo un po' persi dopo il 2001, poi adesso da qualche anno ci siamo ritrovati, che nel 2001 lei abitava fuori dall'Italia, ci eravamo scritti delle lettere, a me era scappata questa cosa che l'undici settembre non mi stupiva ci fosse stato, e che bisognava aspettarselo, e forse almeno adesso cambiava qualcosa, nella dinamica delle relazioni internazionali. Che in effetti l'avevo forse sparata un po' grossa, anche se non è che poi adesso io la pensi in maniera diversissima, ma forse, come l'avevo detta quella volta lì, l'avevo formulata forse male. E quindi niente, dopo, per divergenze di opinioni, non ci eravamo più sentiti per degli anni.
La cosa buffa, questa Sara è la sorella di Giovanna, che ci aiuta a stare dietro ai conti (inesistenti) dell'etichetta Lady Lovely, e canta anche con i Pellicans,  gruppo di musica reggae di cui ho già prodotto il primo album, e adesso stiamo per mixare il secondo. Quindi quella rasata a zero nella foto, è la sorella di quella dell'etichetta che adesso canta con quello che nella foto ha la parrucca blu, in un gruppo di musica reggae che produco io, che nella foto sono quello con i capelli lunghi e i baffi, e adesso che ci penso non ve l'ho detto, ma a un certo punto questo qua con la parrucca blu aveva cantato anche in uno dei miei progetti che si chiamava Limite, dove c'erano Kasko, il batterista della futura WAH Companion, e Andrea Pollone, futuro WAH Companion e Lady Lovely pure lui, che era il fratello Sergio Pollone, che nella foto è un po' nascosto ma si vede, perché all'epoca era il batterista dei Disco Inferno e anche fidanzato di Veronica, quella leopardata con la parrucca viola.
Vi siete persi?
Non importa, vado avanti.

Abbracciata alla patata c'è mia cugina Elena, mia cugina Elena, quando i miei mi regalarono la mia prima chitarra elettrica, una Melody made in Italy, l'unica chitarra al mondo basata sul modello Stratocaster ma col peso di un Les Paul, io non sapevo suonare quasi niente e guardavo con invidia e ammirazione mia cugina Elena che suonava con la mia chitarra Melody e il mio amplificatore Gorilla, E cosa suonava? direte voi,  suonava I wanna be your dog degli Stooges e I don't care dei Ramones, e sì che li imparai da lei, quei riff incisi sulla pietra della storia del punk-rock.
Nella foto accanto si vede anche Lucia, che era compagna di classe di Kasko, e che ora è la moglie di Paolo Gambino detto Il Greco, che nella foto non si vede, ma sarebbe poi entrato anche lui nei Disco Inferno come tastierista, adesso non suona più nei Disco Inferno, suona con Eugenio Finardi. Che poi Lucia, rimane pur sempre la sorella di Demetrio, buon amico da cui io comprai una telecaster nera  dopo eterne serate nel loro gazebo a suonare Lynyrd Slynyrd e Rolling Stones, la stessa telecaster nera che vedete nella foto in mano a me, che sono quello coi capelli lunghi e i baffi.
Continuiamo coi nomi dei presenti, nella foto c'è anche Luciano, che balla come un pazzo, se lo conoscete sapete benissimo che ancora oggi a distanza di quindici anni balla sempre come un pazzo, E cosa c'entra anche questo Luciano? direte voi, c'entra che Luciano abita a New York da tantissimi anni,  e scrive i testi per i Pellicans, gruppo di musica reggae di cui ho già prodotto il primo album, e adesso stiamo per mixare il secondo.
Prendetevi un caffè o un cioccolatino, che non è ancora finita.

Altri personaggi chiave nella foto, una ragazza romana che balla pure lei, anche se presa di spalle, si chiama Fiammetta, Fiammetta era la mia fidanzata quindici anni fa, Si ma cosa c'entra adesso allora questa Fiammetta? vi starete chiedendo, Fiammetta canta in un gruppo di Roma si chiama Bébé Donge, e il basso lo suona Tommaso Calamita, che Cosa c'entra Calamita, Calamita c'entra, perché Calamita fa parte dell'etichetta Lady Lovely. Poi se volete proprio saperla tutta, insieme a Fiammetta e Tommaso Calamita suona anche Federico Jolkipalki, che sarebbe poi il fratello di Cipo, il fonico dei Subsonica, quindi questo Federico JolkiPalki suona con questa Fiammetta della foto, e suo fratello Cipo stava al mixer quando Veronica, quella leopardata, saliva sul palco dei Subsonica.
Forse era meglio un moment, più che un caffè o un cioccolatino.
In seconda fila, quella con gli occhiali è mia cugina Giovanna, ma non confondetevi che non è la stessa Giovanna di prima, è un'altra Giovanna, che sarebbe poi la sorella di Elena, l'altra mia cugina che ha postato le foto, e grande amica di Donatella, di cui parlerò dopo. Giovanna ha un marito che si chiama Paolo, il fratello di questo Paolo si chiama Daniele, Daniele fino a un paio di anni fa era il direttore dell'APM, scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo, in cui alcuni dei sopra citati si sono formati come fonici e produttori, come Balistica, altri addirittura ne sono diventati assistenti ai corsi come Andrea Pollone. E poi, sempre per rimanere su Giovanna, qualche anno fa abitava nello stesso stabile di Gualtiero, che oltre ad essere stato il fidanzato di Sara, quella di cui vi dicevo prima, è stato anche il primo produttore che fece andare me e Kasko in studio di registrazione, quando il nostro primo progetto si chiamava ancora Offals.
Ironia della sorte, dopo che avevo già scritto questo post, ma aspettavo oggi per pubblicarlo, ieri mi scrive Andrea Pollone mi fa Oh, c'è mio fratello Sergio che dice che ha trovato a casa un sassofono, che  l'avevi prestato tu a Veronica quindici anni fa, che doveva essere di un tuo amico, Ah sì, gli ho risposto, dev'essere di Gualtiero.

Ultima all'appello, ma non per questo meno importante, Donatella, cugina di Sara, quella rasata, e Giovanna, quella dei Pellicans. Donatella comincerà poi a suonare il basso, ed erediterà il basso dal bassista dei Disco Inferno Paolo Bruno. Poi si trasferirà a Bruxelles, dove una dozzina di anni dopo, ovvero adesso, lei e suo marito Renato ospiteranno me, che nella foto sono quello coi capelli lunghi e i baffi, ospiteranno me e la mia metà per qualche mese.
Volete sapere che fine ha fatto quel basso lì? Quel basso lì l'ho usato ieri sera alle prove, che Donatella me lo ha prestato, e proprio con quel basso lì ho passato le audizioni come bassista di un gruppo belga di garage rock. I Driving Dead Girl.

E ora posta un'altra foto, se hai coraggio.


mercoledì 3 ottobre 2012

E mi chiedi chi erano i Beatles

Oggi volevo cominciare con una cosa che non c'entrava nulla, col post di oggi, poi mi sono ricreduto, ne faccio a meno.
E dire che mi sarebbe piaciuto, cominciare con una cosa che non c'entrava nulla.
Dopo però mi sono accorto, oltre al fatto che non c'entrava nulla, era anche un po' darsi la zappa sui piedi, che volevo parlare male di una categoria di persone, che se tutto va bene a un certo punto dovrò poi anche conviverci, con questa categoria di persone, in un futuro neppure troppo remoto, se tutto va bene. Che c'è della gente, io non lo so come fanno a pagarla, per dei lavori fatti così male.
C'è della gente lavora in un modo così approssimativo, che io non lo so, mi viene un nervoso, pensare che questi fanno dei lavori anche importanti, e mica da ieri, no, questi fanno dei lavori importanti da venti anni, cose del genere. I politici, direte voi, No, non sono solo i politici, quella persona lì in particolare che mi era venuta in mente questa mattina non c'entra nulla con la politica.

Ad ogni modo.
Domenica sono andato col mio nuovo amico Vincenzò, che poi sarebbe Vincenzo ma è belga, e tutti dicono Vincenzò, domenica sono andato col mio nuovo amico Vincenzò in un posto vicino a Charleroi che c'era una jam session, è poi finita che ho suonato Purple Haze di Jimi Hendrix, che era l'unica che sapevo suonare e cantare insieme, allora niente, mi sono tolto la ruggine dalle dita e la muffa dal palmo della mano e sono andato a suonare. E guarda te come è piccola la vita, Purple Haze l'avevamo suonata in quel concerto lì del primo maggio che dicevo nell'altro post.
Dopo mi hanno detto Bravò, bravò, fanne ancora una, io suonare e cantare insieme, non sapevo suonare e cantare insieme nient'altro, allora ho fatto un blues lento, lentissimo, quando l'ho finito dopo nessuno mi ha poi più detto niente.
Sono andato a bermi una birra si avvicina uno alto, Avevi un suono bellissimo, mi ha detto in francese, e io l'ho ringraziato. Poi mi ha detto, sempre in francese, Ma sei tu che suoni bene, quel suono lì sei tu che lo fai, e io l'ho ringraziato. Poi mi fa Ma sei italiano? E io, Sì, sono italiano.
L'ho capito dall'accento, mi ha detto, perché anche io ho origini italiane.
Ah bene, e di dove? gli ho chiesto io.
Da notare che parlavamo in francese, che lui l'italiano non lo sa, o comunque non lo voleva parlare.
La mia famiglia viene dal nord, mi ha detto.
Ah, ho fatto io, anche io, e da dove viene la tua famiglia?
Vicino a Torino.
Ah, anche io. E dove esattamente?
Vicino a Pinerolo.
Ah! Anche io, gli ho detto! E vicino a Pinerolo dove?
Tu non conosce, mi ha detto. Paese picòlo.
E dimmi!
Ma non conosce!
E dimmelo, cazzo!
Peroso Argentino.
...
Gli ho detto Ma te, tu lo sai che io abito a 5 minuti a piedi da Peroso Argentino, che ho lo studio lì, che siccome non ho la patente prendo sempre l'autobus, dove abito io non passa neppure l'autobus, vado sempre a piedi a prenderlo alla fermata di Peroso Argentino?
E lui aveva le lacrime agli occhi.

Dopo sono uscito a fumare una sigaretta, che io non fumo mai, ho cercato di iniziare a trentatré trentaquattro anni, sono ancora lì che cerco di iniziare, non mi viene mica molto naturale. Insomma sono uscito a provare a fumare una sigaretta, c'era un altro italiano, che aveva suonato il basso nella jam session, Ah Torino, mi ha detto, qualcuno dei Pooh è di Torino.
Guarda non lo so, gli ho detto.
L'unica cosa che so, a un certo punto c'ha suonato la chitarra uno di Torino si, Ludovico Vagnone, l'anno scorso mi pare, che guarda come è piccola la vita, è il chitarrista di cui ho parlato nell'altro post.
Poi riattacca mi fa No, no, il chitarrista è Dodi Battaglia.
Guarda non lo so, gli ho detto, l'unica cosa che so dei Pooh, è che l'anno scorso qualche concerto l'hanno fatto con Ludovico Vagnone alla chitarra.
Mi sembra strano, fa lui, il chitarrista è Dodi Battaglia.
Che Dodi Battaglia è di Torino, non è di Torino?
Garda non lo so, gli ho detto.
Ah no, è Facchinetti, è Roby Facchinetti, il tastierista, che è di Torino.
Guarda non lo so, gli ho detto.
Ah no, è D'Orazio, è Stefano D'Orazio, il batterista, che è di Torino.
Guarda non lo so, gli ho detto.
L'unica cosa che so, gli ho detto, oltre al fatto he l'anno scorso qualche concerto l'hanno fatto con Ludovico Vagnone alla chitarra, Ma a me mi sembra strano, mi ha fermato lui, Ho capito, gli ho risposto io, l'unica cosa che so oltre a quella, conosco il fonico che girava con loro venti anni fa, diceva che era una produzione grandissima, avevano due palchi, quando suonavano in una città, il secondo palco era già nella città dopo.
Chi, mi ha chiesto lui, il chitarrista?
No, il fonico.
Il tastierista?
Quello che fa i suoni. Quello che sta al mixer.
Ah, no niente allora non lo conosco.
Lo conosco io, gli ho detto, lui si che è di Torino.

Poi io nel frattempo la mia sigaretta l'avevo lasciata spegnere e riaccesa sette otto volte, finalmente era quasi finita, che fumare per me è una fatica, non sono mica abituato.
Allora lui guarda un po' me, poi guarda il cielo e poi mi fa Eh, io li ho visti cinque sei volte i Pooh.
Secondo me, per me, guarda per me secondo me, i Pooh sono come i Beatles.



venerdì 28 settembre 2012

The dark side of the moon

Inspiegabile ed inquietante la sparizione della luna nei cieli della capitale delle Europe Unite, fenomeno che il nostro fenomeno Ruperto da Catania ha potuto osservare da vicino e documentare grazie ai potenti mezzi messigli a disposizione dall'etichetta emancipata Lady Lovely.
Egli infatti, girovagava ormai stanco per le vie del centro villa quando, accortosi suddentemente dell'anomalia notturna, è riuscito ad immortalare lo spaventoso momento per mezzo di un potentissimo telefonografo senza fili grosso quanto un pacchetto di sigarette. Il videocineregistratore integrato, in grado di registrare decinaia e decinaia di immagini, dialoghi e videofilmati, anche in modalità notturna, ha permesso di portare a voi questa ardita testimonianza di inizio millennio.


giovedì 27 settembre 2012

L' Aserejé del Tacatà


Quando ero ragazzino, c'era a Torino un chitarrista bravissimo, si chiamava Ludovico Vagnone.
Suonava in un gruppo di hard rock, si chiamava Knock Out.
L'album l'aveva prodotto un noto produttore italiano, si chiama Carlo Rossi.
Io li avevo conosciuti perché avevo suonato a un concerto del primo maggio a Torino in Piazza San Carlo con un gruppo, si chiamava Offals, che poi Offals senza la esse vuol dire "frattaglie", e i Knock Out avevano suonato dopo le frattaglie.
Pensarci adesso, Frattaglie sarebbe stato un nome molto più bello di Offals, ma non stiamo qui a darci la zappa sui piedi per scelte di vent'anni fa.
Ad ogni modo gli Offals erano l'embrione di quella band che poi diversi anni dopo si sarebbe chiamata WAH Companion. Sempre io, e un batterista che si chiama Kasko.
Mi ricordo prima ancora del soundcheck, c'era questo chitarrista  sul palco, seduto su un ampli, aveva i capelli lunghi e la coda, faceva delle cose impressionanti mentre aspettava, avrà suonato in tre minuti tutte le note che avevo suonato io da quando mi avevano regalato la mia prima chitarra fino a quel momento lì. E io ero ragazzino, mi piacevano quelle cose, e poi andavano ancora di moda.
La differenza tra Ludovico e gli altri era stata per me abbastanza evidente già allora, molti degli altri chitarristi metallari un po' scimmiottavano il virtuosismo americano in maniera goffa e imprecisa, Ludovico no, Ludovico suonava come uno di loro punto e basta, o almeno questa era l'impressione che mi aveva dato da ragazzino.
La moda del momento prevedeva dei discutibili fraseggi che racchiudessero l'esecuzione contemporanea di tutte le tecniche più avanzate, tipo sestine di trentaduesimi con tapping, slide, armonici artificiali, pull-off, hammer-on, whammy bar, string skipping, speed picking, alternate picking, wide vibrato.
Oppure raking, palm muting, harmonics, slide, trillo, soft vibrato, two fingers tapping, rolling, mano destra sul manico in prima posizione e mano sinistra tra settimo e dodicesimo, fino ad arrivare all'uso dei denti di hendrixiana memoria, e perché no, al più moderno trapano elettrico come generatore di rumore alla Van Halen, e per i più arditi ancora, il gran finale: plettro incastonato nella punta del Black & Decker ad imitare la cascata di note della scuola Paul Gilbert.
Paul Gilbert, apro e chiudo una parentesi, sappiate che è rinsavito, e fornisce le più sobrie e piacevoli lezioni di chitarra hard rock che si possano trovare online.
Detto questo, il gioco era mescolare tutte queste tecniche senza un minimo di senso ma riuscire ad eseguirle alla velocità della luce. Anzi no, era lenta, la luce.

Parliamo però di venti anni fa, Ludovico mi era piaciuto e il disco dei Knock Out lo avevo divorato, pieno com'era di citazioni di Steve Vai, David Lee Roth, Mr. Big e Van Halen. Qualche anno dopo avevo anche organizzato ai Knock Out un concerto nella mia scuola, credo insieme al mio compagno Massimo Gnone.
Poi da un giorno all'altro Ludovico era diventato dimostratore italiano della Parker, una chitarra talmente priva di anima da fare ribrezzo pure a me, che anima non avevo.
Poi era diventato dimostratore europeo della Parker.
Poi si era trasferito non lo so dove, forse in Spagna. Poi dopo ancora era finito a fare dei concerti enormi in Sud America con non so quale cantante, che se cercate su YouTube Ludovico Vagnone guitar solo, vedete quegli stadi pieni come li riempiono lì in Sud America, e lui che suona da solo davanti a  centomila persone.
Ma torniamo un po' indietro, a quando lì a Torino non giravano più molte notizie su Ludovico, che era in giro a fare il dimostratore della Parker.
A un certo punto, sembra che non c'entri nulla, invece poi alla fine c'entra, a un certo punto era uscito un pezzo in quegli anni lì, si chiamava Aserejé, di un gruppo di ragazze si chiamava Las Ketchup, e faceva più o meno così:
Aserejé ja de jé de jebe Tu de jebere sebiunouba Majabi an de bugui an de buididipi

Ecco, quella lì.
E divenne un tormentone. Quell'anno lì non c'era stato verso di sentire altro, se non Aserejé ja de jé de jebe Tu de jebere sebiunouba Majabi an de bugui an de buididipi

A un certo punto, a Torino giunse una voce, che quel brano l'avesse prodotto Ludovico Vagnone.
E lì insomma è stata dura.
Dopo un primo periodo di incredulità, tutti gli indizi e tutte le versioni confermavano questa cosa, in effetti Ludovico era andato via dall'italia metallaro, e c'era rientrato dalla finestra, anzi dalla radio, con un un brano che faceva Aserejé ja de jé de jebe Tu de jebere sebiunouba Majabi an de bugui an de buididipi.
Per tutti noi che ancora cercavamo di capire come Nuno Bettencourt avesse settato il delay per suonare Flight of the Wounded Bumble Bee in centoventottesimi, fu un brutto colpo sapere che Ludovico Vagnone aveva prodotto Aserejé ja de jé de jebe Tu de jebere sebiunouba Majabi an de bugui an de buididipi.
Era la fine di un'epoca. Anche quelli bravi, anche quelli veri, anche quelli bravi e veri che scappavano fuori per farcela, rientravano dalla finestra con la chitarra appesa al chiodo, e al suo posto la capacità di arrangiare un brano di dance latina. L'avverarsi del peggiore incubo insomma.
La fine di un sogno e l'avverarsi di un incubo al tempo stesso.

E non posso non trovare delle analogie con me che me ne vado dall'Italia per aprire un'etichetta in Belgio, dopo che per vent'anni tutti in Italia mi hanno detto quanto sono bravo, e io di sentirmelo dire, mi sono  francamente anche un po' rotto i coglioni, che tanto non succede mai niente.

Ecco, tutto questo in realtà, io ho raccontato tutto questo solo perché  mi serviva come preambolo.
Quello che volevo dire era un'altra cosa.

Ti ricordi di Ru? Ma si dai, quello lì degli Africa Unite… Quello lì che aveva poi la WAH Companion, che avevano fatto Kir Royale quel video con la tipetta giapponese… Ma si dai, quello lì che aveva anche fatto qualcosa con Battiato, non ho mai capito se era vero o no. Che poi alla fine aveva fatto lo studio aveva prodotto Betzy… ma si dai, quello che aveva quella testata Hiwatt con la cassa VHT… quello blues dai cazzo, che prima aveva i capelli lunghi, adesso è un po' pelato, che suonava sempre con la camicia abbottonata… quello col tatuaggio in stampatello HAVE FUN sul braccio…
- Aaaaah si si, ho capito.
- Ecco. Sai tutte le cose alternative che ha fatto, adesso abita in Belgio, sai cosa ha prodotto?
- No, cosa ha prodotto?
- Ha prodotto il Tacatà.
- No!
- Sì. Atacabrò!
Dale mamasita con tu tacatà

Dale mamasita tacatà
Dale mamasita con tu tacatà

Dale mamasita tacatà 









lunedì 24 settembre 2012

Beh, è un bellissimo localino, Bob!


Diciamo le cose come stanno.
Sono tornato a Bruxelles da poche ore, sono passato a fare quattro parole con Bob al suo ristorante, e ora sono a lavorare col portatile in un bar vicino a casa, perché questo bar ha il wi-fi (ui-fi, come pronunciano loro). Man mano che arrivano i gestori, salutano tutti, vengono da me al mio tavolino mi danno la mano, mi chiedono come va.
Pomaretto, Pinerolo, Torino, sono 36 anni che vado negli stessi posti, se tolgo gli amici, tipo che ne so, Tintu dell'Italia o Tati dei Murazzi, gli altri gestori dopo 36 anni ancora mi guardano come un marziano, e quando ho fortuna, se c'è il sole e tutto il resto, ogni tanto sai cosa mi dicono?
Ciau.
Così mi dicono, quando mi va di lusso. Ciau.
Posti che magari uno ci va anche tutti i giorni da una vita.
Qua in questo bar arrivano i gestori, che sono tre o quattro gestori che servono anche e fanno tutto, arrivano baciano tutti. Baciano tutti i clienti. A me, che non si fidano ancora molto, e neppure io, ci diamo la mano, ci chiediamo come va, cosa abbiamo fatto di bello ieri, ci diamo delle pacche sulle spalle.
Che se uno va in un posto, ci passa del tempo, vive comunque dei momenti insieme ad altri, in un contesto ben preciso. Ci sono delle sedie, dei tavoli, dei muri, delle musiche, delle cose da bere, ci sono delle persone, dei discorsi. E uno il suo posto un po' se lo sceglie. Insomma uno ha anche l'impressione di essere un po' parte del bar, della piazza, della città. Del Belgio. Uno alla fine dopo pochi mesi si sente anche un po' belga.

Pomaretto, Pinerolo, Torino, Ciau mi dicono. Quando va di lusso.
C'ho questa sensazione qui in Italia delle volte, quando entro in un posto, metti anche magari che ci entro per la ventesima volta in un mese, c'ho questa sensazione qui io entro in un posto mi sembra di essere un portafoglio, anziché una persona.
Due settimane fa a Pinerolo c'era la festa dell'artigianato, che a Pinerolo è la festa più importante dell'anno, c'era gente ovunque, non ci si muoveva, poi quella sera lì suonavano anche gli Africa Unite gratis in piazza, ho suonato qualche pezzo come ai vecchi tempi, poi dopo il concerto siamo andati in una birreria, Due piccole, abbiamo chiesto io e Andrea Pollone.
Ecco, quella volta lì ad esempio, non solo mi è sembrato di essere un portafoglio, mi è sembrato pure di rompere i coglioni.
Un portafoglio, ma che però rompe pure i coglioni.
Adesso sono qua a Bruxelles, in un locale che conosco appena, io non mi sono mai sentito né un portafoglio, né un rompicoglioni.
Ecco volevo dire solo questo.